È il cervello a fare la differenza

 

Se i pensieri sono le cose, è ciò che pensiamo a formare la realtà che ci circonda.

A maggior ragione, questo è vero quando pensiamo di essere in grado di superare, o non superare, i nostri limiti: ciò di cui saremo convinti sarà per noi l’unica verità possibile. E sarà dunque il nostro cervello a fare la differenza.

Sono notevoli gli studi sugli atleti che partecipano al «Tor des Geants» in Valle D’Aosta, dove gli atleti corrono per 24.000 metri in salita. Una nuova occasione per studiare le prestazioni che spingono l’essere umano oltre i propri limiti funzionali:

http://www.corriere.it/salute/12_novembre_16/tor-de-geant-trabucchi_39949f76-2838-11e2-9e66-88ac4e174519.shtml

Pietro Trabucchi, psicologo e motivational coach, autore di «Perseverare è umano», illustra il concetto di resilienza, sostenendo come l’uomo abbia la potenzialità mentale e fisica per superare continuamente i propri limiti.

L’ipotesi che il cervello sia uno dei maggiori fattori che limitano le prestazioni di endurance non è nuova, ma il «Giro dei Giganti» ha consentito di misurarlo. «Tutto concorre a farci dire che il cervello è uno dei maggiori fattori che possono limitare la prestazione di endurance», dice Trabucchi. «Abbiamo visto che le sensazioni di fatica e dolore aumentano tra partenza e metà gara per poi diminuire: frutto di una forte componente di ansia, che decresce una volta che la metà gara è stata oltrepassata e l’atleta realizza che forse ce la farà».

Gli studi effettuati potranno influenzare le modalità di allenamento: si può pensare, cioè, di allenare il cervello a «spendere» meno glucosio e ad essere più efficiente. «Non si prescinde dalla corsa, ma si possono aggiungere stimoli cognitivi, compiti di problem solving», spiega Trabucchi. Una scoperta che potrebbe anche avere ricadute di tipo educativo enormi, e non solo nello sport. E trasformare milioni di esecutori annoiati in felici e inarrestabili protagonisti della propria vita.

«Come nella parabola evangelica dei talenti – conclude lo scienziato -, il servo infingardo è quello che sotterra i talenti ricevuti dal padrone e nemmeno tenta di farli crescere».