Un grande sogno ha bisogno di un grande motore

 

Ho in mano da qualche giorno il bel libro ‘Grom. Storia di un’amicizia, qualche gelato e molti fiori’, di Federico Grom e Guido Martinetti, i due fondatori della fortunata catena di gelati Grom.

Hanno aperto il loro primo negozio, la loro prima scommessa, a Torino, la città sede delle mie attività, nel 2003, quando anche io muovevo i primi passi con Contrappunto e con il Talento. Li ho seguiti, da allora, giorno dopo giorno: gustando il loro gelato, gustando le loro emozioni di impresa e la loro espansione nel mondo, ritrovando i loro negozi in città lontane dove stavo iniziando a creare radici io stessa.

Ora, sfogliando il libro della loro storia, posso dire che viviamo degli stessi sogni.

Quelli che ci rendono persone creative, quelli che ci rendono degli eroi.

Vi riporto alcune delle loro più belle ‘Parole di Talento’:

 

È possibile fare impresa rimanendo se stessi.

Bisogna avere fantasia e determinazione: saper sognare. Perché non abbiamo la sfera di cristallo, e non possiamo sapere dove ci condurranno i nostri sogni, ma possiamo immaginare abbastanza chiaramente dove saremo senza di essi.

(dalla Prefazione di Carlo Petrini, Presidente di Slow Food)

 

Si dondola fra l’amore e, qualche volta, il dolore.

Proprio come la vita, come le storie dei romanzi più importanti, quelle in cui i protagonisti hanno il coraggio di fare le cose che noi riusciamo solo a sognare.

Siamo nella situazione ideale: partiamo da zero. Senza pregiudizi, senza condizionamenti, senza percorsi obbligati. Senza i soliti ‘così non si fa’, ‘si deve fare così’, ‘si è sempre fatto così’. Niente limiti. Mare aperto. Neve fresca. Liberi di fare, sperimentare, creare.

È confortante che la bellezza riesca a crescere ovunque.

In fondo, la vita dipende da ciò che sei in quel momento.

Non dovremmo mai abbandonare i nostri sogni: è volgare, perché così non rispettiamo noi stessi.

Buffo: per andare avanti, dovevamo tornare indietro.

Il sogno di un imprenditore non è evasione: è progetto. È per lui il fondamento della realtà futura. A casa e a scuola dovrebbero insegnarci a sognare, perché sognare significa progettare. Nulla nasce senza un progetto. Il modo migliore per non vedere realizzati i proprio sogni è quello di lasciarli andare.

Dovremmo fidarci di più di noi stessi e delle nostre speranze. Oggi il successo di un’idea dipende dalla capacità di realizzare il sogno dei consumatori, più che di soddisfarne i bisogni reali. Eppure i condizionamenti della realtà sono talmente forti che ne rimaniamo schiacciati.

Un grande sogno ha bisogno di un grande motore.