L’Ipnosi: lo strumento che più mi appartiene

Con sempre maggiore frequenza, in questi ultimi anni, durante le sessioni di Coaching, i miei coachee si rilassavano così tanto al suono della mia voce da… addormentarsi profondamente.

Almeno, questo era ciò che pensavo avvenisse loro, osservandoli da fuori.

Con la stessa frequenza, e con estrema precisione di tempi e modi in cui ciò avveniva, essi si risvegliavano, sempre guidati dal ritmo delle mie parole e dalla mia voce.

Chiedevo loro cosa provassero, cosa stessero vivendo, in quei momenti di presenza/assenza. Tornavano ad aprire gli occhi carichi di energia, rilassati, sorridenti, certi di essere a un passo dal toccare l’obiettivo prefissato durante la sessione. Obiettivo che poi, immancabilmente, veniva da loro raggiunto più velocemente, e con maggiore efficacia, che con qualunque altro strumento di Coaching proposto loro in precedenza.

Impiegai poco a capire ciò che, con naturalezza, stava avvenendo sotto ai miei occhi.

Non si trattava di sonno. I miei coachee non stavano dormendo.

Erano in trance.

Era Ipnosi.

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